L’ultima domenica di agosto, per sfuggire alla calura estiva, abbiamo scelto di rifugiarci nell’Alta Irpinia, alla ricerca di un po’ di frescura e di luoghi nuovi da scoprire. Una terra autentica, dove borghi antichi, paesaggi inaspettati e storie del passato accompagnano il viaggio, curva dopo curva.

Il nostro itinerario prevedeva una sosta al Lago di Conza, una passeggiata a Calitri, alla scoperta del suo Borgo Castello, e infine una tappa a Cairano, incuriositi dal suo famoso Organo del Vento. Un percorso tra natura, storia e arte, che si è rivelato interessante anche se, contrariamente alle aspettative, il caldo non ci ha dato tregua nemmeno in queste zone dell’entroterra campano.

Prima di raggiungere i borghi, ci siamo fermati al Lago di Conza, uno specchio d’acqua circondato da rilievi e vegetazione, che si inserisce armoniosamente nel paesaggio dell’Alta Irpinia. Il lago è un bacino artificiale formatosi in seguito allo sbarramento del fiume Ofanto. Nel tempo, l’area circostante ha assunto un’importanza naturalistica sempre maggiore, diventando un habitat prezioso per numerose specie di uccelli, anche migratori. Qui si trova infatti l’Oasi WWF Lago di Conza, un ambiente che merita di essere scoperto con calma, soprattutto da chi ama la natura e il birdwatching.

Al nostro arrivo si era appena conclusa una gara di pesca. Sull’altra sponda, lontano dall’animazione della competizione, un pescatore se ne stava tranquillo, seduto all’ombra di un ombrellone fissato alla sua auto, si godeva il pasto senza fretta. Il tempo aveva smesso di correre.

Lasciato il lago, abbiamo raggiunto Calitri, uno dei borghi più caratteristici dell’Irpinia. Le sue case sembrano rincorrersi lungo il pendio, creando un susseguirsi di volumi, vicoli e scorci che invitano a rallentare il passo.

La nostra visita si è concentrata sul Borgo Castello, il nucleo più antico del paese, dove abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio la storia del luogo grazie al racconto della Pro Loco.

La storia del castello è però segnata dai terremoti che hanno più volte colpito l’Irpinia. Il sisma del 1561 provocò il crollo di numerosi ambienti, ma fu soprattutto il terremoto dell’8 settembre 1694 a cambiarne definitivamente il destino. Il castello crollò completamente, franando sulle abitazioni sottostanti. I superstiti della famiglia Mirelli, allora proprietaria del feudo, decisero di abbandonare i ruderi sulla sommità della collina e di trasferire il palazzo signorile più a valle.

La fortezza non venne più ricostruita nella sua forma originaria. Le pietre e i materiali recuperati dalle rovine furono riutilizzati per nuove costruzioni e, nel corso del tempo, l’antica area fortificata si trasformò in un borgo abitato.

È proprio questa stratificazione a rendere il Borgo Castello così interessante: non soltanto i resti di un’antica fortezza medievale, ma un luogo in cui le tracce del passato si intrecciano con le successive trasformazioni dell’abitato.

Durante la visita, la Pro Loco ci ha raccontato i tentativi compiuti negli ultimi anni per restituire vitalità al Borgo Castello. Progetti interessanti, che immaginavano un futuro diverso per un luogo ricco di storia e di fascino. Tuttavia, le difficoltà legate alla conformazione del centro storico, con le sue stradine ripide e gli accessi non sempre agevoli, hanno determinato un progressivo rallentamento delle iniziative. Rimane così la sensazione di trovarsi davanti a un luogo dalle grandi potenzialità, dove la bellezza e la memoria del passato convivono con la difficoltà di trovare nuove occasioni per tornare a vivere pienamente.

Nel Borgo Castello si trova anche il Museo della Ceramica, testimonianza del legame di Calitri con l’artigianato locale e con una tradizione che ha contribuito a definire l’identità del territorio. Alcune stanze ospitano ricostruzioni di ambienti domestici di un tempo, arredati con mobili, utensili e attrezzature che raccontano la quotidianità di una volta.

Visitare questi spazi significa fare un piccolo salto indietro nel tempo e immaginare gesti, abitudini e momenti di vita che oggi appartengono ormai ai ricordi di un’altra generazione.

Passeggiando tra le antiche mura del Borgo Castello di Calitri, lo sguardo si posa su un’opera davvero particolare: due figure antropomorfe, collocate ai lati di una parete in pietra, sembrano tirare una lunga corda metallica, mantenendola tesa tra loro.

Nel silenzio del borgo, quella corda tesa sembra quasi diventare un filo simbolico tra ciò che è stato e ciò che ancora potrebbe essere: un legame tra il passato di Calitri e il desiderio di restituire nuova vita a questo luogo ricco di storia.

Dopo Calitri, abbiamo raggiunto Cairano, un piccolo paese arroccato su un’altura che domina una vasta porzione del paesaggio irpino. Oggi Cairano, come molti piccoli centri delle aree interne, deve fare i conti con lo spopolamento, ma conserva una forte identità e continua ad attirare visitatori grazie al suo paesaggio e alle iniziative culturali.

Le stradine del centro storico conducono verso la rupe, uno dei punti panoramici più conosciuti del paese. Ed era soprattutto per lui che desideravo arrivare fin qui: l’Organo del Vento, una particolare installazione artistica capace di trasformare le correnti d’aria in musica. Non si tratta di un organo tradizionale, con una tastiera e un musicista. Qui è il vento a suonare, attraversando gruppi di canne metalliche disposte su apposite strutture.

Le note cambiano in base all’intensità delle correnti e alle condizioni atmosferiche, rendendo ogni ascolto diverso dal precedente. La natura diventa così parte integrante dell’opera: non esiste una melodia sempre uguale, ma un dialogo continuo tra l’aria, il paesaggio e l’installazione.

Questo itinerario in Alta Irpinia ci ha portati alla scoperta di luoghi diversi, ma accomunati da un’identità forte e da un patrimonio che merita di essere conosciuto e valorizzato: dal silenzio del Lago di Conza alle pietre cariche di storia del Borgo Castello di Calitri, fino al paesaggio aperto di Cairano e alla suggestione dell’Organo del Vento.

Rondinelle in Viaggio continua…

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