Le botteghe siciliane.

Le botteghe siciliane.

Esistono angoli di Sicilia in cui il tempo si è fermato. Luoghi unici, spettacolari, in cui ancora trionfa la tradizione. Se oggi possiamo ancora ammirare quei luoghi, è merito della maestria di chi ha mantenuto viva l’arte dell’artigianato.

Ecco alcuni i maestri incontrati nel nostro viaggio in Sicilia.

Angelo, L ‘Angolo del Papiro, Siracusa

Ubicata nelle vicinanze del Parco Archeologico Neapolis, si trova la piantagione della pregiatissima carta da Papiro di Angelo.

All’interno è  possibile osservare la fabbricazione della carta, dalla raccolta dei fusti, attraversando tutte le fasi di lavorazione fino ad arrivare al prodotto finale, proprio come accadeva 5000 anni or sono.

E’stato il nonno ad insegnare ad Angelo ogni segreto di questa pianta, passando intere giornate a scegliere i fusti da tagliare. Lui era il Cavalier Angelo La Mesa, uno dei massimi conoscitori di questa pianta. E’ grazie a lui se ancora oggi, dopo 200 anni, a Siracusa si coltiva questa fantastica pianta.

Angelo è custode di un fantastico ecosistema, in cui si alternano piante, animali, il brusio del vento e il fruscio dell’acqua che fa vibrare i fusti dei papiri.

La pianta era già nota ai Siracusani già nel 1634 e veniva chiamata Pappera. Veniva utilizzata dai pescatori siracusani per intrecciare corde o dai contadini per legare i covoni, mentre le ampie chiome verdi venivano utilizzate come ornamenti e durante le festività venivano usate per ricoprire i pavimenti di strade e chiese.

Un sogno quello di Angelo dedicato al nonno.

Biagio e Damiano, Bottega Cinabro, Ragusa- Ibla.

Ci sono tradizioni che hanno contraddistinto l’identità di un popolo. È questo il caso dei carretti siciliani, un’icona della Sicilia rurale che viveva dell’attività dei carrettieri che con i loro carri trasportavano merci e notizie da un lato all’altro dell’isola.

Nati a metà dell’800 per lungo tempo i carrettieri sono stati una vera e propria istituzione in Sicilia. Costoro erano “uomini di mondo” che per lavoro giravano l’isola e, spesso, si arricchivano talmente da poter acquistare carretti elaborati e sgargianti.
Il carretto siciliano era la carta d’identità del carrettiere: più era decorato e prezioso più il suo proprietario poteva dimostrare il proprio status e, così facendo, ottenere nuovi lavori.

Non esistevano scuole per imparare a dipingere i carretti siciliani, si doveva andare in bottega e imparare l’arte da un maestro più anziano che spesso però era geloso della propria esperienza e reticente a condividerla.

Questa bottega dei carretti di Ragusa è uno spettacolo, sia per la bravura di questi due artisti sia per la bellezza dei carretti che lascia a bocca aperta. La porta della loro bottega è aperta a chi vuole entrare a curiosare e scoprire (o riscoprire) qualcosa che abbiamo dimenticato.

Giuseppe Rosko Mazza, artista, Noto

Giuseppe ha vissuto per il mondo, dove lo portavano le mode e le situazioni del momento, ma presto si è reso conto che la Sicilia era nel sangue, così si è trasferito a Noto, dove ha aperto il suo Atelier.

Nei suoi quadri, la superficie ricoperta di chiodi si pone come antitesi alla superficie dipinta e consente nello stesso tempo all’artista di articolare la luce attraverso le ombre create dai chiodi.

Giorgio, Pasticceria Frisbi, Cioccolato di Modica

Il Cioccolato di Modica ha origini antichissime, si fa risalire al mondo degli Aztechi. Presso questi, tale alimento rivestiva un ruolo fondamentale. Con il tempo impararono a tostarne e a macinarne i semi ottenendo un composto denso e nutriente al quale erano soliti unire aromi vari. Per conservarlo, davano vita a dei panetti addensati con mais e acqua. Fu la dominazione spagnola in Sicilia a portare il cioccolato nella “Contea di Modica”, intorno al 1519.

La cioccolata modicana è un prodotto particolare: ha una consistenza granulosa dovuta ai cristalli di zucchero presenti al suo interno e al palato si presenta dolce ma con una nota amara.

Capitati casualmente nella Pasticceria di Giorgio siamo stati coinvolti dal suo amore per il cioccolato artigianale, aromatizzato con le bucce del limone o del mandarino esiccati in forno a bassa temperatura.

Antimo, l’ultimo calzolaio di Ballarò, Palermo

Trincetto e martello sono suoi compagni di mestiere. Dietro il suo banchetto, sporco di colla e usurato dal tempo, ha fabbricato scarpe che non avrebbe mai sognato di riuscire a realizzare. Antimo è l’ultimo calzolaio di Ballarò, la sua bottega è di appena 12 mq. Ha iniziato ad andare “a bottega” a soli dieci anni, l’arte di fare scarpe l’ha imparata guardando i mastri calzolai e In un cassetto tiene album fotografici con tutte le sue “creature”, scarpe anni Venti, che quasi tutti abbiamo visto nei colossal cinematografici: mocassini e modelli unici fatti a mano.

Massimo e Gino, Bottega del cuoio, Palermo

Massimo e Gino lavorano il cuoio dal 1978. Il loro coloratissimo atelier – bottega è una piccola perla nel centro della città, nel quartiere di Ballarò.

Quir è il loro brand artigianale che propone borse, cinture, portafogli e altri accessori rigorosamente in vero cuoio. Ogni pezzo è praticamente unico: viene disegnato, tagliato e assemblato a mano. Il risultato è una linea di pezzi lineari e particolari allo stesso tempo. Rigore e fantasia

Il laboratorio ha una  forte identità: una macchina da cucire al centro del laboratorio, la sedia rivolta alla strada, come nelle antiche botteghe in cui un po’ si lavorava e un po’ si traeva ispirazione da ciò che si vedeva all’esterno. Tutto attorno borse e accessori che si contendono lo spazio insieme a ritagli di cuoio, pennelli, barattoli, specchi e stoffe maculate sulle pareti gialle.

Andare per botteghe non è solo scoprire l’artigianato, è anche un modo per conoscere persone e personaggi che, a modo loro, hanno fatto e fanno la storia di una città.

Voi amate scoprire le botteghe dei posti che visitate?

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