Mitologia, leggende e una storia lunga 10.000 anni, questa è Cipro, la terza isola più grande del Mediterraneo. Quest’isola è un vero e proprio museo a cielo aperto con numerosi siti archeologici, su cui ogni dominazione ha lasciato il segno: la preistoria, l’età classica, i bizantini, i veneziani, gli Ottomani ed un pizzico di britannia.

Partiamo da Kourion dove si trova il teatro greco-romano con una spettacolare vista mare. Ci sono prove che la zona di Kourion sia stata abitata fin dal neolitico, tuttavia, divenne una città-stato importante nel XIII secolo a.C., quando i Micenei immigrarono a Cipro e fondarono la città, in una posizione costiera strategica. Nel corso degli anni, divenne un centro essenziale per il commercio e gli scambi nel Mediterraneo orientale.

Il sito archeologico comprende:
– un teatro, costruito nel periodo ellenistico, sede ancora oggi di vari eventi culturali e spettacoli di artisti ciprioti e greci;
– la Casa di Eustolio, un antico complesso romano che prende il nome dal costruttore del complesso. Secondo i reperti, il complesso era inizialmente una residenza d’élite e in seguito fu trasformato in uno spazio pubblico.
-Bagni pubblici. Ancora oggi è possibile esplorare i resti delle varie stanze, tra cui bagni freddi (frigidarium), bagni di media temperatura (tepidarium), bagni di vapore (sudatorium) e bagni caldi (caldarium).
-Le rovine della basilica paleocristiana, V secolo d.C., tra le più antiche rovine di chiese di Cipro.
– la Casa di Achille, IV secolo a.C., che fungeva da sala ricevimento o residenza per gli ospiti ufficiali, come i delegati imperiali e provinciali.

– la Casa dei Gladiatori. Una villa romana risalente al III secolo d.C. Il suo nome deriva dai mosaici raffiguranti gladiatori che decorano il cortile centrale.

Dopo la passeggiata molto soleggiata nel sito archeologico, giunge il momento di goderci un po’ di sano relax nella spiaggia di Kourion Beach, in una perfetta cornice scenografica. Siamo a Marzo e normalmente non facciamo il bagno in Italia, ma Nicole e Giada non hanno resistito al richiamo del mare. In realtà non erano le uniche ragazze in acqua.

Ci spostiamo a Larnaca. Percorriamo il lungomare di Finikoudes dove si trova la fortezza e il quartiere turco, sino ad arrivare alla Chiesa di San Lazzaro. Secondo la tradizione la Chiesa fu eretta sul luogo che custodisce le spoglie di Lazzaro di Betania, che dopo essere stato resuscitato da Gesù avrebbe trascorso il resto della sua vita a Cipro. L’attuale edificio, che nel corso degli anni ha subito modifiche e aggiunte, fu costruito in epoca bizantina.

La Chiesa è ricca di oro, specialmente nel suo magnifico iconostasi (realizzato tra il 1793-1797 e restaurato dopo un incendio nel 1970) e nelle icone riccamente decorate e intagliate risalenti al XVII-XVIII secolo, rendendo la Chiesa un tesoro d’arte bizantina e barocca, con un forte richiamo alla storia e alla spiritualità di Cipro.


Le icone sono considerate “finestre” che collegano il mondo terreno a quello spirituale e soprannaturale. I fedeli baciano le icone come un gesto di profondo rispetto, venerazione e devozione.

La città di Larnaca già importante porto nell’antichità, rafforzò il suo ruolo quando i genovesi occuparono Famagosta, il porto principale di Cipro. Emerse così la necessità di un castello a protezione della città e del porto. Oggi questo castello ( utilizzato anche come prigione) ospita il Museo Medievale.

Ci spostiamo a Lefkara (o Leukara), un caratteristico villaggio con case in pietra e porte azzurre, famoso per la lavorazione dell’argento e del pizzo. Si dice che Leonardo Da Vinci visitò questo villaggio e acquistò una tovaglia da donare al Duomo di Milano per coprire l’altare.


La Chiesa della Santa Croce, situata nel villaggio di Pano Lefkara, è un edificio del XIV secolo rinomato per il suo significato storico e architettonico. La chiesa ospita una reliquia di inestimabile valore: un frammento, che si ritiene faccia parte della Santa Croce originale. Nella chiesa si può ammirare una collezione di icone antiche.

Abbiamo avuto il privilegio di partecipare alla solenna veglia notturna, la sera di Pasqua. Fuori dalla Chiesa vi era la lambradjia, un grande falò che simboleggia il rogo di Giuda e la purificazione dal male.

La Chiesa inizialmente illuminata dalla luce di centinaia di candele e di enormi candelabri ad un certo punto si immerge nel buio, ogni lampada è spenta e non vi è nulla di acceso in tutta la chiesa. I fedeli lasciano il Santuario, mentre il Patriarca prega chiedendo a Gesù Cristo di trasmettere la sua Luce Santa come dono in grado di santificare le persone. La Luce torna ad illuminare e si diffonde tra i presenti. E’ davvero tutto molto emozionante.


La cerimonia culmina a mezzanotte, quando il sacerdote ortodosso bussa alla porta maggiore della chiesa per poi spalancarla, intonando l’inno della resurrezione. Annuncia a gran voce Christos Anesti (Cristo è risorto!), mentre i presenti rispondono in coro Alithos Anesti (E davvero risorto!). Siamo ritornati a casa, portando con noi la luce Santa e ci siamo raccolti intorno alla tavola.


La domenica è stata la giornata di festa, in famiglia, tra amici e vicini in una contagiosa allegria tra chiacchere, balli e musica tradizionale: abbiamo mangiato le uova bollite tinte di rosso, giocando a farle cozzare insieme, in una gara dal sapore di fortuna, per chi resta con l’uovo integro.

La Pasqua ha un un significato universale, perchè celebra il risveglio, la ripresa, un nuovo inizio. È il contrario del blocco, della rassegnazione, della paura di ricominciare che tante volte ci paralizza: tutto può essere rimesso in gioco. A Cipro abbiamo vissuto una Pasqua dalle intense emozioni che alimenteremo con il racconto ed il ricordo.
A presto Cipro.







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